venerdì 29 giugno 2007
Usa, la notte dell'iPhone
E' il trionfo di Mr. Jobs

Alle 18 negli Usa è iniziata la vendita del nuovo gioiello.
In migliaia, per giorni, hanno atteso davanti ai negozi Apple


CI sono voluti 5 mesi, 20 giorni e qualche ora. Ma l'iPhone, il supertelefonino multimediale della Apple, è arrivato: ha esordito sul mercato statunitense alle 18:00 di ieri, ora locale, la mezzanotte in Italia, in un clima di attesa frenetica. Saranno contenti i fan statunitensi della mela che aspettavano davanti ai negozi ormai da giorni. E sarà contento anche Steve Jobs, che è riuscito, letteralmente, a mettere in fila l'intera America. Merito di una campagna di ghost-marketing senza precedenti nella storia della telefonia.
Per le nove del mattino, di fronte al cubo di cristallo del negozio Apple su Fifth Avenue si era creata una fila di circa 160 persone. Anche Steve Wozniak, detto Woz, co-fondatore della Apple, ha aspettato come tutti gli altri. "E' da 30 anni che non faccio una fila così lunga - ha spiegato l'altro Steve, che indossava una maglietta con scritto "la fila comincia qui" - dall'ultimo concerto dei Rolling Stones a cui sono andato".
"Non ci sono trattamenti di favore", spiegano da Cupertino. E neanche le star sono sfuggite alle legge della fila. Il pr di Cher è stupito: "Ma Oscar e Grammy - si chiede scherzosamente - non ti garantiscono la precedenza?". E così, anche la superstar (o meglio, il suo assistente) è stata costretta ad aspettare, come tutti gli altri.
I principali produttori di telefonini e di palmari sono preoccupati, e hanno tutti gli occhi puntati sul nuovo prodotto della casa dalla mela, che punta a entrare da big player nel mercato della telefonia: "Vogliamo vendere 10 milioni di unità nel primo anno", ha annunciato Jobs. E a alcuni analisti si spingono anche oltre prevedendo che iphone potrebbe raggiungere quota 45 milioni in appena due anni.
Per Steve Jobs è l'apice. Il trionfo per cui ha lavorato da quando è rientrato, nel '97, alla Apple. Lo avevano estromesso nel 1986, perchè il consiglio d'amministrazione riteneva che la sua politica "visionaria" danneggiasse l'azienda. Dal suo rientro, però, ha mietuto un successo dopo l'altro. Proprio grazie alle sue visioni. Con l'iMac, ad esempio, il primo computer all-in-one. E con il famosissimo, vendutissimo iPod, il cui mercato ha ormai un valore di 10 miliardi di dollari. E, adesso, con l'iPhone. Che già prima di essere messo in vendita ha fatto salire del 30% il valore delle azioni Apple. Solo oggi, il giorno dell'immissione nel mercato, i titoli di Cupertino sono volati a più di 122 dollari, segnando un +1,23%. Figuriamoci dopo.

Repubblica

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domenica 24 giugno 2007
C'era una volta la "fatal" Verona


Un anno nero, 4 retrocessioni in città
Chievo ed Hellas nel calcio, Marmi Lanza
nella pallavolo e Cus Verona nel rugby.


Non poteva di certo aspettarsi un epilogo simile. Verona, città di imprese mitiche e favole leggendarie ha vissuto la stagione più nera del suo sport. Chievo e Hellas retrocesse rispettivamente in B e C1, per quanto riguarda il calcio, Marmi Lanza in A2 per quanto riguarda la pallavolo, la discesa in B, nel rugby, del Cus Verona, hanno acuito la crisi di una città che ora deve ritrovare le forze per risollevarsi.

Ha compiuto spesso e volentieri imprese, ora è nel tunnel più nero della sua storia sportiva. Verona non reciterà più un ruolo di primo piano nello sport nazionale, almeno per il momento. La terra del mito di Giulietta e Romeo, dal passato gladiatoreo dell'Arena, ha perso la sua connotazione sportiva di città dei miracoli. E' finita male la favola, bellissima, del Chievo capace di arrivare fino ai preliminari di Champions League per poi finire nel baratro della B e pur mantenendo il primato calcistico rispetto all'Hellas non sarà più la piccola tra i grandi, ma tornerà piccola anche in B dove non ci sarà più neanche il derby, già giocato in A. I fasti dello Scudetto targato Bagnoli dell''85, sono lontani, l'appellativo di fatal resta, anzi è ampliato, alla pallavolo e al rugby, dove Verona è stata fatale sì, ma solo a se stessa. La retrocessione della Marmi Lanza insieme a quella del Cus Verona propongono coincidenze incredibili con quelle calcistiche: tutte all'ultima giornata.

L'annata resterà da cancellare, gli eroi sportivi che hanno fatto grande la città scaligera giurano che ci sarà la forza per riprendersi perché l'anima gialloblù, quella, resta, indissolubile nel tempo, resistente al fato avverso che ha voluto mandare agli inferi dell'universo sportivo, la città dei miracoli.


TgComSport

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lunedì 18 giugno 2007
La polizia la arrestò per il topless
Artista risarcita con 29mila dollari

Usa, due anni fa gli agenti di NY fermarono e maltrattarono una giovane donna mentre di notte sui pattini girava a torso nudo, cosa permessa ad entrambi i sessi La donna finì in cella senza potersi rivestire e subì anche un esame psichiatrico
Per solidarietà un gruppo di persone si radunarono in Central Park senza magliette


NEW YORK - La polizia le aveva brutalmente negato il diritto di andare in giro in topless e ora ha ottenuto un risarcimento di 29mila dollari dal Comune. E' successo a New York. I fatti risalgono ad un paio di anni fa e la donna che è riuscita a vincere questa insolita causa sui diritti civili è Jill Coccaro, 27 anni, una artista hippy nota sotto lo pseudonimo di Phoenix Feeley.
Il 4 agosto 2005 verso l'una di notte, faceva molto caldo e Jill aveva deciso di muoversi sui suoi pattini a rotelle a torso nudo, sulla Delancey Street, nel trendissimo Lower East Side. Quando la polizia l'ha fermata, la ragazza ha spiegato che non stava infrangendo nessuna legge, poiché un tribunale statale aveva riconosciuto, nel 1992, che anche le donne possono andare per strada a torso nudo, visto che gli uomini sono autorizzati a farlo. Ma non è servito a nulla.
Anzi, la polizia trattò veramente male la ragazza: tirandola fuori dalla volante per i capelli, mettendola in guardina per 12 ore, impedendole di rivestirsi perché le avevano strappato la sua tuta. Obbligandola addirittura a subire un esame psichiatrico.
Il caso della giovane artista aveva immediatamente suscitato una ondata di proteste. Una decina di giorni dopo, una manifestazione in topless era stata organizzata a Central Park e questa volta la polizia non era intervenuta.

LaStampa

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domenica 17 giugno 2007
Allarme per il commercio online:
ecco perché calano le vendite
Sfiducia, siti ingessati, stress:
tira aria di crisi per il commercio on-line.


Il New York Times lancia l'allarme in un articolo apparso oggi, indicando nei tre fattori elencati sopra le cause principali di un calo preoccupante delle vendite sul web. Se fino al 2006 gli acquisti on-line degli utenti avevano seguito un incremento annuo del 25%, da quest'anno sembra che subiranno un'inversione di tendenza scivolando fino al 9. Senza distinzione per quanto riguarda le merci investendo libri, viaggi, prodotti di bellezza e persino la musica. Un trend che per gli analisti del settore continuerà la sua discesa per tutta la prossima decade. Qualche esempio: la vendita su internet di libri dovrebbe crescere nei prossimi mesi dell'11% contro il 40 del 2006. Una nota marca americana di t-shirt, la Apparel, calerà, secondo stime fatte dai suoi esperti, dal 61% al 21, mentre gli articoli per animali che l'anno scorso avevano raggiunto un picco dell'80%, saliranno solo del 30%. Meno allarmante il calo per le società che si basano esclusivamente sull'e-commerce come eBay o Expedia, alcune delle quali anzi continuano a crescere. Ma calcolando che il 40% dei prodotti per computer viene venduto sulla rete, il fatto che gli esperti prevedano per il 2011 una misera fetta del 7% per il commercio on-line sulla grande torta degli acquisti totali, preoccupa parecchio. Perché se la tecnologia continua a rinnovarsi bruciando i tempi, i siti per gli acquisti no. E chi compra preferisce tornare alle vetrine, vere, dei negozi su strada. Che hanno già fiutato l'aria e, come spiega John Johnson, 53 anni, rappresentante di prodotti farmaceutici che vende ai drug store, "stanno lavorando sodo per rifare il proprio look. Come? Ritoccando l'illuminazione, sostituendo ai commessi storici, e un po' ammuffiti, volti più giovani, modernizzando e abbellendo vetrine e scaffali". In-store contro on-line? La vendita al dettaglio mantiene comunque saldo il suo primato sugli acquisti in rete che raggiungono sì i 116 miliardi di dollari annui, ma che comunque costituiscono solo il 5% delle vendite totali. La paura degli investitori è che il negozio in calce e mattoni annienti per sempre quello virtuale. E si corre ai ripari: la Dell, specializzata in computer che da anni vende su internet ha da poco deciso di affidare i suoi prodotti anche alla grande catena di magazzini Wal-Mart, mentre Barnes&Nobles, altra grande catena ma questa volta di libri, ha radicalmente rinnovato il proprio sito proponendo agli utenti dei club letterari on-line, interviste con gli scrittori che ospita nelle sue librerie, forum e un sistema di vendita ibrido. Cosa vuol dire? Che da oggi si può ordinare un libro sulla rete ritirandolo poi nella libreria sotto casa. Colpa anche di grandi marchi come Apple o Starbucks - la nota catena americana di caffetterie - che stanno investendo moltissimo sui loro punti vendita nelle città, rinnovando arredi e offerte per i clienti. Nancy F. Kohen, docente di economia ad Harvard e specializzata nello studio delle abitudini dei consumatori, ha spiegato al New York Times i limiti pratici e psicologici causati dall'e-commerce. Che sono tanti. C'è chi non si fida ad acquistare merci che ha visto solo sulla rete, chi vorrebbe confrontarsi con un esperto del negozio o chi, usando il computer per lavoro, proprio non ne vuole sapere di continuare a digitare anche per fare acquisti. Su siti che in parecchi trovano poco attraenti, ostici per la navigazione o con spese di spedizione troppo alte (sembra infatti che molti gonfino il bilancio in calo aumentando questa voce).Che anche l'e-commerce si riveli una bolla come la new economy? Che il dot.com sia prossimo ad un dot.calm come ipotizza ironico il New York Times? Il futuro è incerto, ma John Morgan, docente di economia dell'università della California, è convinto che non si tratterà di una disfatta: "Il commercio on-line costituisce solo l'1% dell'economia globale, una percentuale troppo bassa perché non si trovino ampi margini di miglioramento". Ma il futuro è per sua natura imprevedibile.

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