| Sfiducia, siti ingessati, stress: tira aria di crisi per il commercio on-line. Il New York Times lancia l'allarme in un articolo apparso oggi, indicando nei tre fattori elencati sopra le cause principali di un calo preoccupante delle vendite sul web. Se fino al 2006 gli acquisti on-line degli utenti avevano seguito un incremento annuo del 25%, da quest'anno sembra che subiranno un'inversione di tendenza scivolando fino al 9. Senza distinzione per quanto riguarda le merci investendo libri, viaggi, prodotti di bellezza e persino la musica. Un trend che per gli analisti del settore continuerà la sua discesa per tutta la prossima decade. Qualche esempio: la vendita su internet di libri dovrebbe crescere nei prossimi mesi dell'11% contro il 40 del 2006. Una nota marca americana di t-shirt, la Apparel, calerà, secondo stime fatte dai suoi esperti, dal 61% al 21, mentre gli articoli per animali che l'anno scorso avevano raggiunto un picco dell'80%, saliranno solo del 30%. Meno allarmante il calo per le società che si basano esclusivamente sull'e-commerce come eBay o Expedia, alcune delle quali anzi continuano a crescere. Ma calcolando che il 40% dei prodotti per computer viene venduto sulla rete, il fatto che gli esperti prevedano per il 2011 una misera fetta del 7% per il commercio on-line sulla grande torta degli acquisti totali, preoccupa parecchio. Perché se la tecnologia continua a rinnovarsi bruciando i tempi, i siti per gli acquisti no. E chi compra preferisce tornare alle vetrine, vere, dei negozi su strada. Che hanno già fiutato l'aria e, come spiega John Johnson, 53 anni, rappresentante di prodotti farmaceutici che vende ai drug store, "stanno lavorando sodo per rifare il proprio look. Come? Ritoccando l'illuminazione, sostituendo ai commessi storici, e un po' ammuffiti, volti più giovani, modernizzando e abbellendo vetrine e scaffali". In-store contro on-line? La vendita al dettaglio mantiene comunque saldo il suo primato sugli acquisti in rete che raggiungono sì i 116 miliardi di dollari annui, ma che comunque costituiscono solo il 5% delle vendite totali. La paura degli investitori è che il negozio in calce e mattoni annienti per sempre quello virtuale. E si corre ai ripari: la Dell, specializzata in computer che da anni vende su internet ha da poco deciso di affidare i suoi prodotti anche alla grande catena di magazzini Wal-Mart, mentre Barnes&Nobles, altra grande catena ma questa volta di libri, ha radicalmente rinnovato il proprio sito proponendo agli utenti dei club letterari on-line, interviste con gli scrittori che ospita nelle sue librerie, forum e un sistema di vendita ibrido. Cosa vuol dire? Che da oggi si può ordinare un libro sulla rete ritirandolo poi nella libreria sotto casa. Colpa anche di grandi marchi come Apple o Starbucks - la nota catena americana di caffetterie - che stanno investendo moltissimo sui loro punti vendita nelle città, rinnovando arredi e offerte per i clienti. Nancy F. Kohen, docente di economia ad Harvard e specializzata nello studio delle abitudini dei consumatori, ha spiegato al New York Times i limiti pratici e psicologici causati dall'e-commerce. Che sono tanti. C'è chi non si fida ad acquistare merci che ha visto solo sulla rete, chi vorrebbe confrontarsi con un esperto del negozio o chi, usando il computer per lavoro, proprio non ne vuole sapere di continuare a digitare anche per fare acquisti. Su siti che in parecchi trovano poco attraenti, ostici per la navigazione o con spese di spedizione troppo alte (sembra infatti che molti gonfino il bilancio in calo aumentando questa voce).Che anche l'e-commerce si riveli una bolla come la new economy? Che il dot.com sia prossimo ad un dot.calm come ipotizza ironico il New York Times? Il futuro è incerto, ma John Morgan, docente di economia dell'università della California, è convinto che non si tratterà di una disfatta: "Il commercio on-line costituisce solo l'1% dell'economia globale, una percentuale troppo bassa perché non si trovino ampi margini di miglioramento". Ma il futuro è per sua natura imprevedibile. |
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